Storytelling

WhatsApp a catena – L’utilità degli Smartphone

A luglio, ormai da tre anni, mi occupo dell’Area Eventi del Festival AG Noir di Andora, ideato e condotto, sino a quando è stato possibile, dal compianto Andrea G. Pinketts. Si tratta di intervistare per tre sere consecutive e due ore ininterrotte ogni sera gli Autori intervenuti via uno avanti l’altro, motivo per cui la scaletta va studiata al minuto e rispettata al secondo, altrimenti, come un Domino, rischia di saltare tutto. Comincio un mese prima e aggiorno tramite una chat WhatsApp all’uopo creata, in modo da essere tutti perfettamente coordinati. Pensate serva? In genere, sì, tranne imprevisti che ovviamente capitano con una precisione cronometrica. A metà della seconda sera, per non disturbare l’Ospite da me intervistato, ma dovendo comunicare con V distratta di tenersi pronta a subentrargli, non ho trovato altra soluzione se non una catena WhatsApp: ho scritto a C di fronte a me (che mi stava guardando) di far vedere a S (alla propria destra) il mio messaggio destinato a V passando prima per F e poi da T (alla propria destra e a sinistra di V). V, quando ha ricevuto la notizia sussurrata all’orecchio da T, è sobbalzata e, anziché farmi segno di aver capito, ha risposto a T, che ha riferito a F, il quale ha inoltrato il messaggio a S che a sua volta si è rivolto a C. Tutti e quattro si sono sporti in avanti per vedere se il messaggio le fosse pervenuto e a momenti scatta l’applauso come quando atterra un aereo. I cinque non si conoscevano fra loro e io non conoscevo i tre centrali: F, S e T, ma erano tutti posizionati da destra a sinistra e in sequenza. È stato divertentissimo.