Regola numero uno: non smettere mai di giocare

L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare. Queste sono le parole di George B. Shaw.  

Non dobbiamo mai dimenticare che dentro di noi, a qualsiasi età, continua a vivere il bambino che è in noi. Questo bambino ha percorso tutta la nostra infanzia. Ha lasciato tracce di conoscenza e di sapienza a cui non ricorriamo più via via che il tempo passa.

Ci sembra di essere infantili, banali se ci mettiamo a giocare, non sapendo che tutte le capacità creative, innovative, che sono l’elisir della giovinezza, abitano proprio nel gioco. Guai a sentirci stupidi e banali perché ci piace fantasticare, immaginare, inventare personaggi. Molti pensano che il gioco sia una perdita di tempo. Sono soprattutto gli uomini che hanno la tendenza a vivere con la mente sempre impegnata.

Cercare di risolvere un problema e continuare a pensarci non fa nient’altro che cronicizzarlo e farci affondare in una palude. Mentre invece la forza del gioco ci regala la distrazione. Non dimentichiamo che molte delle grandi scoperte, come capitò ad Einstein, avvennero dopo un periodo di distrazione da un problema scientifico a cui non si riusciva a trovar rimedio. Poco prima dell’intuizione decisiva, i grandi scienziati, come ci insegna la storia, erano soliti a mettersi a giocare.

Il gioco non soltanto ci aiuta a distrarci, cosa che secondo le neuroscienze permette al cervello di usare capacità che il pensiero non può esplorare. Ma attiva quella che si chiama la serendipity. La capacità di scoprire qualcosa che la mente non cercava e a cui si giunge per caso. Questa parola inglese ci ricorda che la mente, quando non rimane fissa sui problemi, è dotata di capacità straordinarie. 

Il gioco è la formula migliore per attivare questi poteri profondi e per chiamare in causa le energie cerebrali più antiche, quelle che hanno generato le fiabe, i miti, i riti e le leggende. Giocare fa di noi esseri sempre nuovi e ci fa scoprire lati della nostra personalità, volti che spesso il controllo razionale soffoca. Quando giochiamo il nostro bambino interiore si risveglia e ci dona la sua energia rigenerativa e rivitalizzante.

In conclusione, giocare ogni volta se ne presenti l’occasione ed al contempo mettersi sempre in gioco, è il modo migliore per tenere vive dentro di noi la spontaneità, la spensieratezza e l’allegria tipiche della nostra infanzia.