Madame X
Sara e George frequentano l’Accademia di belle arti, sono entrambi pronti alla laurea ed entrambi ambiscono ad iscriversi al dottorato.
Amano l’arte e decidono di andare insieme al Metropolitan Museum of Art di New York, dove è ancora possibile vedere il quadro dello scandalo, “Il ritratto di Madame X” ormai probabilmente prossimo ad essere messo all’asta.
George è nato in Italia, figlio di madre italiana e padre americano, precisamente newyorkese ed è proprio nella Grande Mela che vivono i suoi zii e cugini ed ogni due anni, fin da bambino con i genitori, è sempre andato a trovarli.
Questa volta ha deciso di recarsi con Sara e sarebbero stati ospitati proprio dagli zii.
Un viaggio programmato da mesi ed ora imminente.
La partenza è fra tre giorni ed hanno già acquistato da tempo i biglietti dell’aereo e della visita guidata al museo.
Tre giorni intensi, pieni di pensieri e preparativi a questa mini vacanza-studio.
Pronti ad affrontare questa avventura, sono nella sala d’aspetto dell’aeroporto in attesa di imbarcarsi. Li hanno accompagnati i genitori di Sara, fiduciosi in George che conoscono bene, fin da quando i ragazzi hanno iniziato a frequentare l’accademia.
Il viaggio senza imprevisti, li vede atterrare sul suolo americano e Sara è felice di questa esperienza.
George senza indugi si destreggia molto bene, quasi come se la città gli appartenesse da sempre.
Avvertiti i genitori del loro arrivo, George chiama sua zia Melanie, rassicurandola che va tutto bene e che dopo aver mangiato qualcosa, l’avrebbero raggiunta a casa.
Sono le 8:40 del mattino e la città è in fermento, i ragazzi si fermano in un pub a rifocillarsi e poi zaino in spalla, come se dovessero scalare l’Everest, si dirigono alla stazione della metropolitana.
È strapiena e Sara capisce il perché ha dovuto infilare a forza, tutto il suo bagaglio in quello zaino, ed evitare valigie, proprio come la ha suggerito, o meglio imposto George.
La mini-vacanza è purtroppo di soli 5 giorni e loro sono diretti e Manhattan. Giunti a destinazione, dopo un’oretta di viaggio, una bella casetta rosa con un piccolo giardino, cattura l’attenzione di Sara e George le chiede:
- Ti piace? –
- Meravigliosa! Dimmi che siamo arrivati. – è la risposta di Sara.
-Sì! Sì! E lei è la zia Melanie. – la incalzò George.
Melanie è una bella donna, bionda con gli occhi nocciola, e corre incontro ai ragazzi.
-Welcome Home! – è il suo benvenuto e dopo baci e abbracci, gli apprezzamenti rivolti a Sara sono sinceri.
Entrano e l’ambiente pare subito familiare, un caffè americano al volo e Melanie mostra le due camerette a disposizione degli ospiti.
Sara svuota velocemente quello zaino piuttosto ingombrante, approfitta del bagno per una doccia veloce e scende, indossando un paio di jeans chiari e una felpina di cotone, impreziosita da piccole perline colorate che formano un gioco di colori luminosi sullo sfondo nero dell’indumento.
-You’re very pretty! – fu la reazione di Melanie alla vista della ragazza, ed era veramente molto carina,con i capelli raccolti ed un sorriso disarmante, anche senza trucco. Anche George restò colpito da Sara e lei, che ha dietro alla schiena un piccolo pacchetto incartato, lo porge a Melanie che visibilmente sorpresa, lo accetta di buon cuore e lo scarta subito, senza attendere che figli e marito rientrassero alle 18:30, per porgere il loro benvenuto ai ragazzi. Un bel presente, contenente due profumi francesi stimati in tutto il mondo; “Elle et Lui” si legge sul bigliettino, all’interno del cofanetto ricoperto di raso azzurro ed una piccola bottiglietta iconica di Chanel numero 5 è affiancata a un‘altra di Bleu De Chanel. Melanie commossa da quell’affettuoso gesto attira a sé
Sara ringraziandola.
La coppia di amici si affretta a salutare Melanie ed esce, inforcando le due biciclette messe a loro disposizione.
Si dirigono a Central Park ed il tempo vola, in qualunque direzione avanzasse il loro sguardo, le fotografie sono d’obbligo e visitare questo enorme Giardino Pubblico è rilassante e pieno di emozioni.
Ad un certo punto, arrivano proprio davanti al Metropolitan e Sara posteggia la bicicletta, seguita da George.
Le chiudono insieme presso un apposita colonnina e si avviano verso quell’entrata che varcheranno l’indomani mattina per il tour guidato. Sara dice a George che non vede l’ora che arrivi l’indomani, perché ha già selezionato le opere che vorrebbe visionare dal vivo, ed una luce di gioia si sprigiona dai suoi splendidi occhi.
George non può fare altro che stringerla fra le braccia e sentire il suo abbandono a questo abbraccio non preventivato, che supera quell’affetto fraterno che li accompagna fin dall’entrata all’accademia e si trasforma in un appassionato bacio d’amore, nel luogo più magico dove potessero trovarsi.
Imbarazzati ma sorridenti, si prendono per mano e passeggiando, chiacchierano e giocano fino ad essere sfiniti, ma dovendo rientrare, decidono di non formalizzare la loro relazione sentimentale in famiglia e di continuare ad essere per tutti buoni amici.
Tornano a Manhattan e ad accoglierli, oltre a Melanie, ci sono suo marito Adam e i loro due figli, Colin e Jacob.
Adam è un medico psichiatra e lavora al The Manhattan psychiatric Center in New York, mentre i figli frequentano l’università.
Colin è prossimo alla laurea in psicologia, mentre Jacob è al primo anno di ingegneria.
Sara e George dialogano loquacemente con tutti e le ore passano velocemente.
Alle 23.00 si congedano e vanno nelle loro camere.
Dormono entrambi profondamente finché la sveglia interrompe il loro sonno.
Si alzano e sono pronti per andare al museo.
Si incontrano in cucina, dove Melanie li accoglie con una lauta colazione, dopodiché salutano e dicono che sarebbero tornati per le 18:30.
Giunti al museo in sella alle biciclette, guardano l’ora e sono in anticipo di 20 minuti.
Posano le bici e finalmente sono l’uno nelle braccia dell’altro in attesa del turno di visita.
Sono eccitati ed impazienti, quando finalmente la guida raduna il loro gruppo ed inizia Il tour.
Guardano con ammirazione ogni singolo pezzo di quell’arte e finalmente, si trovano innanzi al ritratto di Madame Gautreau, rinominato in Madame X, dalle dimensioni imponenti con un’altezza che sfiora i due metri e mezzo. L’autore, John Singer Sargent lo dipinse nel 1884.
La modella in questione era la moglie di un noto banchiere e armatore dell’epoca.
Il pittore si propose per omaggiare la sua bellezza con un ritratto.
Lei anche se poco convinta, accettò. Quando Sara si avvicinò alla tela, iniziò ad accusare un malessere generale e si rese conto di non riuscire a staccare lo sguardo dal dipinto.
Tachicardia, sudore ed infine attacco di panico presero il sopravvento, ma lei in trance lo fissava intensamente. Mentre George cercava di farla tornare in sé, lei sembrava essere altrove ed effettivamente, quello che i suoi occhi vedevano, non era più la tela, ma un giovane Sargent intento a ritrarla con indosso un abito di seta nero, al quale lui abbassò una spallina dalla spalla su cui poggiava ed un sentimento di impotenza a quel gesto la pervase e lasciò che lui continuasse il lavoro, poi, ad un tratto, il suo carattere libertino prese il sopravvento ed era fiera di riuscire a gestire quella situazione senza vergogna, il suo sguardo di sfida al pudore ebbe la meglio.
Prima di svenire, sentì un dolore al petto rimembrando tutte quelle parole dette e scritte, su come fosse facile vederle l’abito cadere e mostrare il suo corpo e donarlo al pittore.
Poi il buio.
Sdraiata a terra era diventata l’attrazione principale del museo, ma per fortuna durò poco in quanto Adam, avvisato telefonicamente da George, si precipitò nel museo dichiarando di essere medico e conoscente della ragazza. George trasse un respiro di sollievo e bianco come un lenzuolo, quasi svenne dalla paura.
Adam fu l’unico in grado di capire l’accaduto, svegliò Sara e le porse un bicchiere d’acqua, mentre la allontanava dolcemente dal quadro e con tono pacato, le somministrò un blando calmante e si diressero a casa.
Sara era tornata la ragazza di sempre, spiegò quello che le era capitato, continuando a scusarsi,
imbarazzata e confusa.
Adam la tranquillizzò dicendole che qualche volta può capitare, che qualcuno che ama l’arte, davanti ad un’opera artistica, riesca a recepire pienamente il messaggio che l’opera vuole dare, e lei ha raggiunto il massimo stadio di quella che viene definita la Sindrome di Stendhal.
Lei preoccupata gli chiede se in genere, a chi l’ha già sperimentato, ricapita una seconda volta, ma lui la tranquillizza rispondendole che può ricapitare, ma molto raramente.
Sara rispose che Madame Gautreau le insegnò come affrontare le dispute della vita, a costo di perderle, con coraggio e determinazione e Madame X, ovvero lo stesso ritratto ma “corretto” da Sargent, ridisegnando quella spallina caduta, riposizionandola sulla spalla, per mettere a tacere quanto insinuato dalle menti bigotte dell’élite dell’epoca, le insegnò l’umiltà che occorre per continuare a vivere senza voltarsi indietro e trovare nuovamente il coraggio e la determinazione per affrontare nuove sfide.
George dopo averla ascoltata in silenzio, la baciò sulla fronte e dichiarò di essere molto fortunato ad averla nella sua vita, in quanto la sensibilità è una dote muta che sa spostare le montagne al momento opportuno.
Il giorno dopo, ovunque parlavano della misteriosa ragazza e di ciò che era accaduto, ma Sara forte di quanto aveva appreso, uscì di casa con George ed insieme andarono a ritirare le biciclette abbandonate nel parco e continuarono come stabilito la loro mini-vacanza.
Sara legò una stretta amicizia con quelle persone, che non solo la ospitarono a casa loro, ma che senza giudicare la sostennero in un momento di fragilità e loro si erano guadagnati la sua stima.
Vezzoli Elena