La felicità è davvero un traguardo raggiungibile?

La felicità non si raggiunge facendo fatica per conquistarla; sgorga da dentro, spontaneamente e senza chiederci niente. La vera felicità costa poco, se è cara non è di buona qualità. Per essere felici serve davvero impegnarsi, faticare, sgobbare? Non dovrebbe essere piuttosto un moto spontaneo dell’anima? Che cosa dobbiamo fare allora per essere felici?

In realtà, a parer mio, nulla, ma quel nulla bisogna farlo bene. Un individuo veramente felice è colui che accetta ciò che è, senza dannarsi per cercare di cambiarlo. 

Quella è la vera felicità. Non dipende certo dal possesso di oggetti o dal raggiungimento di obiettivi, ma dall’accogliere ciò che è, così come è. Nella speranza di trovare la felicità, di trovare qualcosa che ci dia un senso di pace e amore. Ma possono l’amore e la pace nascere da una lotta? Lo sforzo che facciamo è una lotta nel tentativo di cambiare ciò che è in ciò che non è, o in ciò che pensiamo dovrebbe essere. Nel momento stesso in cui accetti ciò che è, la tua guerra interiore cessa e subentra la pace. 

Non sei tu che, tra mille sforzi, devi condurre la tua vita verso una meta, semmai è la meta ad attirarti. Te ne accorgi dal fatto che determinate situazioni e persone ti attraggono con la forza di un magnete.

Ma in noi si ingaggia una lotta tra la spontaneità dell’essere naturali e il dover essere in un certo modo, il dover apparire. Una lotta che spesso prende la forma di un disturbo. Così arrivano l’ansia, la tristezza o il panico. Nessuno sforzo della ragione può fermarli, perché vengono dal profondo come energie naturali e istintive. 

Hai la mente tormentata e la testa piena di pensieri e progetti: dov’è lo spazio per la felicità? Punto primo, occorre ridurre la fatica. Punto secondo, bisogna arrendersi. Realizzare e arrendersi: non serve altro. Altrimenti capita inesorabilmente che ti ritrovi in una sempre identica situazione di stallo, attorniato da persone sostanzialmente inutili ed a fare e pensare cose che lo sono altrettanto. 

L’evoluzione della nostra esistenza viene da dentro: ognuno di noi può operare un’evoluzione decisiva nella sua vita. Può sprigionare nuove potenzialità. In ognuno ci sono forze rigeneranti che giorno dopo giorno possono far nascere una persona nuova, creare per noi un mondo nuovo. 

Negli anni ho imparato a non aver certezze definitive: un tempo ero piena di convinzioni. Oggi francamente mi sembra che le cose che coltivo vengano da dentro di me, senza che io le abbia chiamate. Perciò sto imparando ad aspettare e a non agire. Quando mi viene chiesto di prendere una decisione, rispondo spesso “ti farò sapere”, perché ho capito che l’indecisione é utile a lasciar maturare le soluzioni che arrivano in modo naturale e spontaneo, senza forzature. 

Il primo passo da compiere è ribaltare la prospettiva. Non dobbiamo realizzarci, ma lasciare che la realizzazione avvenga! Siamo destinati a realizzarci, tanto più facilmente quanto meno intralciamo il processo. Dobbiamo dimenticare i modelli a cui siamo abituati, e inoltrarci con fiducia lungo percorsi inaspettati, perché qualunque sia il nostro destino di realizzazione si svolge nell’ignoto.