Storytelling

La felicità arriva dal cielo – Complice un gratta e vinci

Silvio ha 42 anni, un matrimonio da salvare, una figlia adolescente, un lavoro come operatore di sicurezza sussidiaria non armata, più semplicemente, lavora come “buttafuori” nei locali notturni della movida Milanese.
Silvio e Giulia sono sposati da sedici anni, da quando hanno regolarizzato la loro posizione di convivenza, alla nascita di Mary.
Dal venerdì al lunedì, Silvio torna a casa al mattino presto, fa colazione in famiglia e va a dormire.
Giulia lavora part-time in un negozio di abbigliamento.
Si dividono i compiti del ménage familiare, ma spesso riescono a parlarsi solo attraverso brevi messaggi e a lungo andare, essendo sempre sotto pressione, il loro rapporto fra Incomprensioni e gelosie vacilla.
Mary frequenta il liceo linguistico perché viaggiare è la sua passione; nata probabilmente perché i momenti più belli e felici della sua vita, li ha passati in vacanza, durante i viaggi all’estero, quando la famiglia unita era capace di sorridere e divertirsi spensieratamente.
Un lunedì mattina, Silvio fece uno strano sogno.
Sognò suo padre, seppellito tre anni prima, che bruscamente e con voce autoritaria, gli diceva di prendere ciò che gli altri non volevano.
Madido di sudore, Silvio si svegliò con quella frase che gli pulsava in testa, martellante ed inquieta.
Si alzò, realizzò di essere solo in casa, preparò un caffè e mentre lo sorseggiava, si rese conto che aveva bisogno di uscire e respirare aria fresca.
Fece una doccia al volo, si vestì ed era già in strada, cercando di capire cosa volesse dire quel sogno, ma fatto il giro dell’isolato, non sapeva dove recarsi.
Ebbe un’illuminazione, andò con l’auto nella vicina discarica, dove Pablo, un suo vecchio amico lavorava.
Raccontò a Pablo del sogno e insieme guardarono in materassi, cuscini, divani e mobili alla ricerca di qualche tesoro, ma nulla.
Pablo gli disse di lasciare perdere, che era solo un sogno dettato dallo stress e dalla voglia di qualcosa di nuovo nella sua vita.
Si salutarono e Silvio gli lasciò una colazione pagata nel bar vicino alla discarica, per ringraziarlo del tempo dedicatogli.
Tornò a casa sconfitto ma si accorse di avere solo una sigaretta, così uscì di nuovo e si recò dal tabaccaio a due isolati da casa.
Non andava mai in quella tabaccheria, ma aveva voglia di camminare e vedere gente.
Entrato nella tabaccheria, un uomo distinto davanti a lui stava acquistando dei Gratta e vinci, per la somma totale di 50 euro.
Ne voleva uno da 20 euro e tre da 10 euro, ma il tabaccaio, un signore attempata e poco attento, gli consegnò due biglietti da 20 euro e uno da 10 euro.
Il cliente non accettò, gli lasciò sul banco uno dei due da 20 euro e pretese i tre da 10 euro; pagò e se ne andò borbottando qualcosa di incomprensibile.
Silvio chiese le sigarette e quella voce autoritaria:
-Prendi ciò che gli altri non vogliono- si presentò nelle sue orecchie. Automaticamente prese il Gratta e vinci da 20 euro rimasto sul bancone, lo pagò insieme alle sigarette e si avviò verso casa.
Era timoroso a grattare quel biglietto, voleva portarlo a casa e grattarlo davanti alla moglie, ma aveva paura del suo giudizio negativo raccontandole l’accaduto, pur sentendosi forte e spalleggiato da una forza invisibile.
Prese dalla tasca il pacchetto di sigarette che custodiva l’ultima superstite, la accese e gettò il pacchetto vuoto nel cestino posto sul marciapiede.
Un senzatetto vide la scena, lo lasciò allontanare, poi si precipitò al cestino perché aveva visto cadere qualcosa insieme al pacchetto vuoto.
Silvio si voltò nel momento che il senzatetto trafugava nel cestino, in quanto si accorse del terribile errore di aver gettato via anche il gratta e vinci, ma lui stava già salendo sull’autobus diretto in stazione centrale.
Il traffico era insostenibile e Silvio riuscì ad arrivare alla fermata successiva, giusto in tempo per salire anch’egli sullo stesso autobus. Si coprì il capo con la bandana che portava sempre nella tasca interna del giubbotto, inforcò un paio di occhiali scuri e cercò di stare calmo avvicinandosi al senzatetto, che indossava un impermeabile giallo è un cappellino rosso di lana.
Aveva con sé uno zainetto parecchio malconcio e la tentazione di portarglielo via invase Silvio, ma poiché il biglietto poteva anche averlo con sé, non gli restava altro da fare che seguirlo.
Il telefono di Silvio squillò, era sua moglie che al suo rientro, non trovandolo in casa, gli chiedeva dove fosse.
Lui rispose che si trovava con il suo capo nella sala convegni di un hotel, in quanto doveva sostituire un suo collega che si era infortunato ad una spalla, cadendo con la moto proprio vicino a quell’hotel ed il suo capo era passato a prenderlo in auto.
Le disse che erano appena arrivati e che lui l’avrebbe chiamata per avvisarla della sua assenza, ma lei lo aveva preceduto.
-”Ci sentiamo più tardi, amore”-
le disse con tono deciso e riagganciò.
Sull’autobus si levò un mormorio di voci e risatine sommesse e lui non curante di ciò, si preparò a scendere dietro al senzatetto.
Scesero insieme alla fermata della stazione centrale e Sirio (questo era il nome del senzatetto) decise di cambiare zona, perché quando si vive in strada, si acutizza quel sesto senso che permette di analizzare se avere o meno fiducia nelle intenzioni di chi hai intorno e si sentiva oppresso dalla presenza di quel personaggio con la bandana, muscoloso, silenzioso, ma dalla fandonia facile.
Pensò di dirigersi verso i giardini pubblici Indro Montanelli, raggiungibili a piedi in mezz’ora di camminata, per vedere se nel frattempo Il bugiardo, aveva un’altra meta o se, come ipotizzava, ce l’avesse proprio con lui.
Sirio camminava a passo spedito e Silvio si teneva a distanza, fingeva di parlare al cellulare, cambiava marciapiede, ma Sirio sentiva la sua presenza costantemente al suo fianco.
Era una situazione imbarazzante per tutti e due.
Silvio prese l’iniziativa, si mise a correre per raggiungere Sirio, il quale a sua volta si mise a correre per non farsi raggiungere, finché tutti e due avevano il fiatone ed erano ormai arrivati davanti alla cancellata dei giardini.
Silvio gli ordinò di fermarsi perché voleva solo parlargli.
Sirio titubante gli chiese cosa volesse da lui.
Silvio gli disse: – Ti prego, fermati! Ho bisogno di quel biglietto che per errore ho gettato via! Te lo pago! Rendimelo per favore! –
Sirio si fermò, lo guardò e gli rispose: – Non potevi chiedermelo prima, sono veramente stanco e assetato! Pensavo che volessi picchiarmi, non so per quale motivo!- Insieme si diressero al bar, si accomodarono ad un tavolino e si presentarono, poi ordinarono due birre.
Sirio gli chiese: – Perché è così importante?-
Silvio fece un lungo sospiro e l’apostrofó: – Perché tu lo vuoi? – Sirio gli spiegò che chi getta via i Gratta e vinci, a volte non si accorge che sono vincenti e lui raccimola qualche moneta.
Arrivarono le birre e Sirio prese dalla tasca dell’impermeabile giallo, il biglietto raccolto dal cestino, ma… era già stato grattato e non era quello che Silvio aveva acquistato.
Sbalordito e deluso Silvio riconobbe il gratta e vinci da lui acquistato e grattato un paio di giorni prima, perdente, che non aveva cestinato.
Si precipitò quindi a guardare nella tasca interna del suo giubbotto, quella dove aveva sfilato la sua bandana, ed eccolo lì, il suo gratta e vinci ancora integro.
Si scusò con Sirio, gli chiese se avesse fame ed ordinò due piatti di affettati misti e due piadine con prosciutto e formaggio.
Divorarono tutto, poi si salutarono e Silvio tornò verso casa; stavolta prese l’autobus, scese alla stessa fermata dove era salito dopo il misfatto, ed arrivato sotto casa, di nuovo la voce autoritaria di suo padre che gli diceva di prendere ciò che gli altri non vogliono.
Si voltò e vide due operai intenti a caricare su di un camioncino una vecchia sedia a dondolo.
Si avvicinò e gli chiese dove dovevano portarla e loro risposero che erano diretti alla discarica. Stavano svuotando un appartamento, in quanto la proprietaria anziana era deceduta ed i figli volevano sgomberarlo.
La vecchia sedia a dondolo era parecchio mal presa e si trovava in soffitta.
Lui gli allungò 20 euro e se la fece portare a casa.
Aprì la porta di casa, chiamò a gran voce Giulia, sua moglie, che era in cucina e stava finendo di pranzare.
Lei si alzò da tavola e vide Silvio portare in sala quel derelitto e interdetta, si posò una mano sulla fronte e riuscì solo a dirgli: – Ma da dove arriva quella cosa? E da dove arrivi tu? –
Silvio, col fiatone di chi ha percorso una lunga maratona, si sedette sul divano e le chiese di aiutarlo a fare ordine nelle sue idee, perché da solo non sarebbe riuscito ad affrontare quella strana giornata.
Giulia preoccupata per quanto sentito, si sedette accanto a lui e pretese una spiegazione.
Silvio chiese a Giulia di promettergli che non lo avrebbe deriso, o non le avrebbe raccontato nulla.
Lei promise e lui raccontò tutto, per filo e per segno.
Giunto alla fine del racconto, lei scoppiò in una risata liberatoria, guardando lui, la sedia e quel gratta e vinci posato sul tavolino.
Telefonò al lavoro e disse che quel pomeriggio non sarebbe andata, in quanto l’auto non voleva saperne di partire e suo marito doveva ancora rientrare.
Sapeva che al lunedì pomeriggio il suo titolare non avrebbe fatto obiezioni.
il suono del citofono, fece trasalire tutti e due.
Lui si alzò a rispondere e la voce familiare di Mary che rientrava affamata da scuola li rilassò.
Quando Mary aprì la porta,li vide che ridevano abbracciati sul divano, con un gratta e vinci integro sul tavolino e un’orrenda sedia a dondolo abbandonata nella stanza.
Scoppiò a ridere senza saperne il motivo, provando la stessa sensazione di quelle felici giornate di vacanza, di quando era bambina.
-Mi sono persa qualcosa? Volete spiegarmi cosa succede? –
Suo padre si alzò, andò in cucina, scaldò i due toast pronti per Mery, li mise in un piatto, poggiò il piatto su di un vassoio, prese una bottiglietta di acqua e portò il tutto in sala, dove Mary stava ridacchiando con sua madre, che gli raccontava ciò che era capitato a Silvio.
Lui le abbracciò felice e disse a Mary di grattare pure il biglietto e a Giulia che avrebbe ripulito è sistemato la sedia da renderla nuova.
Mary grattò quel biglietto che risultò perdente e Giulia tolse la fodera dai cuscini della sedia e non vi trovò nulla.
Silvio sorridendo, alzò gli occhi al cielo e ringraziò suo padre, poi con le lacrime agli occhi abbracciò e baciò sua moglie e sua figlia che lo guardavano stupite.
-Sono felice! – esclamò Silvio.
-Ora ho compreso il messaggio!
Io non farò mai come molti che per stress, incomprensioni, gelosie, lasciano tutto quello che amano di più al mondo per volere cambiare vita e per la voglia di novità; quindi mi prendo quello che gli altri non vogliono e mi impegno a trasformarlo in momenti di felicità, non per me, ma per noi, perché basta poco per sorridere ed avere la gioia nel cuore da condividere con quelli a cui vuoi bene.-
Tutti e tre piangevano lacrime di felicità e Mary disse:

  • Domani incornicerò questo biglietto e lo appenderò in camera mia per non scordare mai qual’è la vera felicità. –
    Giulia si prese l’onere di acquistare i due cuscini nuovi per rivestire la sedia e Silvio si impegnò a farla riparare, poiché l’avrebbero tenuta per sempre in sala, visibile in qualunque momento di felicità o di infelicità avrebbero vissuto.

Vezzoli Elena