Droga: l’amica/nemica sempre accanto
Prenderò molto alla larga il concetto a cui voglio arrivare con questo articolo. Potrà sembrare, a tratti, giustificativo ma non lo è. Di giustificazioni me ne sono date tante per poter convincermi che era giusto ciò che stavo facendo e come lo stavo facendo, e questo con questo articolo voglio raccontarvi come si arriva a giustificarsi.
Stavo ascoltando una canzone prima, “Without You” la versione di Mariah Carey, credo una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi. Questa canzone mi fa piangere, inevitabilmente, ogni volta che l’ascolto.
Il 1° giugno è la festa del bambino in Romania e quel giorno nel 1994, mio padre lavorava per una radio nella nostra città, e fece passare questo pezzo per la radio molte volte al giorno dedicandolo a me. Da lì a poco i miei ufficializzarono il divorzio.
Per chi non la conosce, nel ritornello questa canzone recita: “Non posso vivere se vivere significa farlo senza di te”, per buona parte della mia vita, soprattutto l’infanzia, mi sono sentita così orgogliosa e fortunata per questa dedica, e forse a volte mi ci sento ancora. (Sul perché ad ora il mio sentimento sia diverso potete recuperalo nel articolo: “Come impara l’amore chi non l’ha appreso“)
Il punto è che quando sei bambino, e soprattutto se bambino lo eri tempo fa, determinati traumi, determinati atti di bullismo, determinati soprusi capisci che sono stati tali da adulto. Un po’ perché una volta non c’era tutta questa informazione, ma soprattutto sensibilità per la salute mentale, un po’ perché quando si è bimbi si tende a essere per lo più felici o per lo più positivi, si dimentica in fretta quando si è bambini, ma non del tutto, tutto il marcio poi fa capolino da adulto quando devi affrontare la vita e ti domandi perché reagisci in certe maniere. E lì, come un cancro tenuto a bada dalla chemioterapia, ecco che spuntano i ricordi sepolti.
Il cervello non dimentica mai, il cervello mette tutto ciò che ti fa male da parte, per proteggerti, per tenerti in vita. Ma basta una minima scossa che sia simile a ciò che era stato sepolto e tutto, viene riesumato da lui stesso, ancora una volta per proteggerti, per non farti rivivere quei traumi, per far in modo che stavolta tu non li subisca ma che li superi.
La mia certamente non è stata una scossa, ma un terremoto, e per questo purtroppo non è stato così semplice da affrontare.
Non mi sono mai approcciata alla droga fino ai 24 anni, tardi rispetto a quando si comincia solitamente.
Ho iniziato subito con le droghe pesanti, non sono passata per le canne. Prima di iniziare seriamente, mi era capitato di provare solo 2 volte qualcosa a un paio di eventi, ci tengo a dire che sono sempre andata a ballare e non ho mai sentito il bisogno e la necessità di sballarmi, avevo provato per pura e semplice curiosità e così sarebbe continuato ad essere prima del suddetto terremoto.
La vicenda è andata più o meno così, ho conosciuto un ragazzo, e dopo aver iniziato a frequentarlo ho scoperto che era uno spacciatore, ma ormai mi ero innamorata, lui mi aveva promesso mari e monti, mi aveva fatta vedere una vita da sogno, mi aveva promesso che sarebbe stato per me la famiglia che non avevo mai avuto, che sarei stata una regina accanto a lui, ed è davvero stato così all’inizio, mi faceva sentire….protetta. Il tutto finché non è iniziata la convivenza, finché la protezione che mi faceva sentire non è diventato controllo, controllo che ha ottenuto su di me anche attraverso le droghe.
All’inizio della nostra relazione non facevo festa, tranne qualche volta quando andavamo a ballare; con l’inizio della convivenza la cosa è diventata più sistematica, mi ha portato in quel circolo vizioso da cui non sono uscita per anni, molti anni.
Immagino la domanda che vi starete facendo: “Come hai fatto a crederci? A cascarci? A non capire che nulla di ciò che prometteva fosse vero? A non andartene ai primi campanelli d’allarme?” Beh, da fuori e a conti fatti è molto più semplice avere una visione lucida e giudicare. Dovete pensare che questa persona mi prometteva la felicità, di farmi stare meglio. Non dimentichiamoci che per quanto nascosti in un angolino remoto, lì annidati c’erano i traumi infantili e il non avere mai avuto nessuno che mi volesse o mi amasse, che per quanto non fossero venuti spesso a gala questi traumi c’erano, e il mio animo aveva bisogno di rivalsa. Questo tipo persone (manipolatori emotivi), vanno in cerca di persone fragili, in difficoltà, che stanno cercando un modo per stare meglio, che vogliono CREDERE. Il famosissimo Love Bombing no?
Dopo questa prima fase inizia quella del controllo, la vittima, in questo caso io, è già totalmente plagiata e soggiogata, quindi in qualche modo si convince che tutto quello che sta subendo è per il suo bene. Nella mia testa tutto quello che mi faceva il mio ex era a favore mio, così diventavo migliore, più forte, così avevo una crescita personale. Lì per lì nella mia testa giustificavo il mio carnefice perché era meno traumatico pensare che ci fosse un motivo positivo per tutto ciò. E questo è di nuovo il cervello che va in protezione, perché é più facile affrontare una situazione del genere pensando in positivo, perché se per caso, anche per un solo momento pensi sia un’inferno ciò che stai vivendo la tua vita finisce, e non sto usando una metafora.
Per uscire da una situazione così hai BISOGNO di un aiuto esterno, grazie a dio io ce l’ho fatta a raccontare la situazione in cui ero e grazie alle persone che mi hanno creduta e hanno voluto aiutarmi ci sono uscita.
Dopo questa storia, sono state molte, troppe, le volte che comunque, nonostante ne fossi uscita da quell’incubo, mi sono rifugiata nella droga.
Ora sto per dire una cosa forte, sicuramente, non condivisibile, ed è giusto così ma ci tengo a ricordare che io racconto la mia esperienza e il mio intento è far sentire meno sol*, meno incompres*, anche solo una persona; la droga non sempre è una nemica, non sempre è un male. Per la mia esperienza ci sono state volte che mi ha salvata. Ci tengo a precisare che non tutte le droghe sono uguali, non tutte creano una dipendenza tossica.
L’essere umano, e in realtà anche alcuni animali come ad esempio i delfini, si drogano dall’alba dei tempi. Pensiamo anche semplicemente ai stregoni, agli sciamani, che usavano intrugli di erbe allucinogene per aprire la propria mente e comunicare con un’altra dimensione. I grandi letterari che noi conosciamo e studiamo nelle scuole, facevano uso di stupefacenti, da D’annunzio per esempio a Freud, padre della psicanalisi che addirittura somministrava stupefacenti ai propri pazienti.
Voglio ricordare che come sempre è la dose che fa il veleno, ed il motivo per cui si usa quel veleno.
La droga diventa droga quando inizia la dipendenza, e con droga non intendo semplicemente lo stupefacente, ma anche l’alcool, il sesso, il gioco d’azzardo. E non è più “un’amica” quando la si usa per evadere dalla realtà in maniera improduttiva. Quando se ne fa uso, per soffocare il cervello, per farlo tacere.
In alcuni paesi si stanno sperimentando certi tipi di stupefacenti come antidepressivi, perché nelle dosi giuste e per i motivi giusti alcune sostanze ci aiutano a far lavorare il nostro cervello a nostro favore.
Lo sbaglio che si fa è demonizzare il fenomeno, farne del terrorismo psicologico. Ricordate quando la mamma diceva di stare attent* in discoteca che ci drogano il bicchiere? Non voglio dire che questo non accada, accade eccome, ma per la maggior parte, la verità è che l’uso della sostanza avviene in un contento amichevole. Ed è per questo che non ci fa avvicinare con la mentalità di pericolosità che ci hanno insegnato i nostri genitori, no, ci si va con un approccio leggero.
Il punto è che bisognerebbe fare informazione e prevenzione per quanto riguarda le sostanze che possono creare dipendenza, non proibizione, perché a proibire una cosa si sa che la si fa il doppio più grande senza però alcuna consapevolezza.
In finale, tutte le sostanze che alterano la psiche, amplificano ciò che è il nostro stato d’animo. Non esiste nessuna sostanza, nessuna, che faccia sparire i propri demoni per l’eternità, che cancelli i propri traumi, rifugiarsi nella droga quando si sta male, non farà altro che non farci pensare al dolore per una notte, ma il giorno dopo tutto ciò sarà ancora lì, più pesante di prima.
I problemi sono la cosa più pesante dell’universo, più pesanti dell’osmio, ma allo stesso tempo i più leggeri, più leggeri di una piuma perché tornano sempre a galla, nonostante si tenti di affogarli nelle maniere più disparate.